Maurizio Romanelli
INTROSPEZIONI POETICHE DI UN IDIOTA CONSAPEVOLE



VASCELLO FANTASMA

 

Arenai un giorno, laggiù, il vascello fantasma

del mio scontento, in una valletta erbosa

che, anni lontani, fu sorgente: abbeverò truppe

e cavalli d’acqua terrosa e tutt’intorno estemporanee

scaramucce anonime sepolture disseminarono…

( vecchi racconti accennano a fuochi fatui a convegno

nel fondovalle, prosciugato da troppi anni siccitosi).


E là, tra aleggianti spiriti inquieti, lascerò imputridire

al sartiame la spoglia triste del mio fallimento, negata

a sonorità di foglie, dialoganti liete sul pendio ventoso.


A visitarla raramente andrei ( retaggio d’abitudine

al compianto ) decantate dal tempo le passioni

e sollevato per apatia dal rimpianto…


Parleremo della morte, liberazione sovente intempestiva,

rifuggita per viltà d’alibi penosi nutriti di speranze

perennemente deluse; rideremo, disincantati,

di coloro che si affannano a scoprire nuovi porti,

dai quali subito salpare, prigionieri d’ambigue frivolezze,

senza avvedersi che ogni attracco ingiallisce le vele,

gli alberi smuove, la carena decompone…


E nel breve lasso di tempo dell’incontro,

in un luogo qualunque del mondo, al suo ultimo

ancoraggio di memorie un nuovo

vascello fantasma attraccherà.

 



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