Maurizio Romanelli
CHIOCCIOLA TEMPORALE

Dopo la lunga e controversa parentesi dedicata al racconto, Maurizio
Romanelli torna alla poesia (ammesso che non l’abbia mai abbandonata).
Di questo periodo durato due libri, fatti di pagine discontinue
fra loro, con un largo ricorso alla versificazione in prosa, ha detto in
modo assai autorevole Elio Gioanola nella sua introduzione al romanzo
Strano, la cui follia narratologica, ripensandoci meglio, aggiungo
io che ne scrissi la postfazione, sconfina inconsapevolmente
nella sperimentazione o viceversa. Alcuni brandelli di scrittura sembrerebbero
addirittura imparentanti con i “deliri disarmati”
dell’impareggiabile Guido Ceronetti.
Strano fu pubblicato nel 1999, lo aveva preceduto un complesso
meccano narrativo, L’estate degli inganni, stampato nel 1997, che da
tempo però era terminato, senza che l’autore decidesse di dargli forma
certa.
Almeno a livello editoriale l’ultima raccolta di poesie porta la data
del 1995: Vascello fantasma fu la consacrazione della poesia di Romanelli
e in modo definitivo del poeta Romanelli.
L’acuto, talvolta beffardo (ma negli ultimi anni più indulgente, a volte
quasi tenero) recensore di poeti o aspiranti tali, nella rubrica de Il
Monferrato, “Poesie da tutti e per tutti”, acquistava un consenso unanime
con un libro di poesie stilisticamente compiuto e ricco di
un’idea di poesia adulta. Sia nella scelta delle tinte emozionali di solito
calde, fosche solo quando la lingua poetica batteva sul dente dolente
dei sentimenti traditi, sia nella scelta del ritmo, della musicalità,
aspetti questi che appartengono alla cultura del nostro Romanelli, sul
tracciato dei grandi del novecento, mi si lasci qui ricordare
l’immenso poeta Giorgio Caproni.
Se dunque Vascello fantasma ha rappresentato la poesia della maturità,
occorre ora inquadrare questa nuova raccolta di liriche dal titolo
ammaliante: Chiocciola temporale. Scelto in principio, poi abbandonato
e sostituito con Bietole astute e infine impostosi.
E’ noto che continua ad essere fonte di discussione critica l’uso del
dato biografico nell’interpretazione dell’opera letteraria. Molto, naturalmente,
dipende dall’opera. In tutti i modi è lo stesso autore da
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tempo vivente in modo “semicatatonico” ad incoraggiarci sul crinale,
in lui davvero stretto, dei rapporti tra vita e letteratura.
Sappiamo della sua giovinezza aspra, degli affetti traditi e spezzati,
dello sradicamento geografico, della malattia, su quest’ultimo aspetto
nulla aggiungo, rimando solo alla poesia Dialisi.
Ora però, in questa raccolta, Maurizio Romanelli coglie egli stesso il
nocciolo del dolore. Non ha bisogno che psicanaliticamente indaghiamo
noi: è la mancanza dell’amore di chi lo ha generato il centro
del suo dolore, dunque l’epicentro della sua poesia. Per quanto Maurizio
sia letterato istintivo, dalla scrittura febbrilmente immediata,
non è assolutamente casuale che egli abbia collocato all’attacco della
raccolta poetica la poesia dedicata alla madre, lancinante e bellissima.
Pochi composti versi di timbro classicheggiante danno il senso
di tutta una vita poetica: “…c’eri, madre, / a malincuore, alla mia
nascita. / Alcuna traccia lasciasti / di premure materne, / fievole
d’ascolto / al mio respiro.
Né si può dire che la figura paterna si sia assunta il compito di supplenza
affettiva, se almeno stiamo alla poesia Divieto, nella quale il
verso: “Intimò il padre!” lascia intuire tutto il carico autoritario di
una presenza paterna in ogni caso distratta e poco presente.
Se allora con Vascello fantasma si conclamò la maturità poetica di
Romanelli, Chiocciola temporale rappresenta la poesia della scoperta
sincerità. E’ il mondo psicologico del poeta che viene a patti con il
medesimo.
Arriva per tutti i poeti una stagione di definitiva trasparenza.
L’ego di Maurizio Romanelli è l’essenza stessa della propria produzione
poetica. Non un verso è dedicato al mondo che ci circonda.
Non uno sguardo è gettato ai travagli degli esseri umani che, sempre
più di rado, il poeta incontra. Non gli appartiene la dimensione della
storia, il problema “dell’umana compagnia” è inesistente nella dimensione
poetica dell’autore. Solo talvolta una qualche osservazione
etica (per certi aspetti moralistica) appare all’orizzonte ma i contorni
sono così sfumati per cui tutto torna alla dimensione psicologica.
Del resto nella poesia Al rogo del poi, chiamato a dar vita alle proprie
ricordanze scrive: “…t’avvedi/ che rari eventi o stupori salvere7
sti:/ il primo amore, se lo ricordassi, / un vero amico, quando confermato,
l’ispirazione…”
E’ dunque la sfera privata la stanza della poesia di Romanelli: di lì
non si esce, non esistono né porte né finestre. La mediocrità del presente,
il disinteresse per il tempo storico sono per certi aspetti già
riassunti nell’assurdità e nell’inautenticità del vivere. C’è una sola
possibile forza salvatrice, il ritrovamento di una figura femminile.
Romanelli si inserisce così in quella straordinaria tradizione della
poesia italiana che fa della donna-angelo lo strumento di un possibile
riscatto. Una donna alfine ha rischiarato la stanza delle mute angosce.
Un umano sentimento finalmente stempera il male di vivere.
Ecco allora il poeta dialogare con la sua donna: “Tu sei in me (…)
Sei promesse mantenute…” e ancora: “per me / amarti è stato / addentrarmi
ateo / in una cattedrale: / e ritrovarmi / a credere.” Fino a
rincrescersi, con una dolce stizza per non averla incontrata prima:
“Detesto i tuoi vent’anni / perché nei sogni / dei tuoi vent’anni / io
non c’ero!”. E’ insomma questa “fioritura tardiva / d’annosa stagione”
che restituisce un senso all’esistenza e che rifonde sangue alle
vene che presto si riseccano della poesia.
La resa stilistica della trama delle poesie è risolta con indiscussa sicurezza.
Indugia, Romanelli, di tanto in tanto in un eccesso di verbosità,
in qualche barocchismo, o fronzolo lessicale: tutti andrebbero
levati, ma sono appunti irrilevanti, a fronte di un gran libro di poesie
che ha tutto per diventare un piccolo classico.


Davide Sandalo
Presidente Circolo Ravasenga



Chiocciola temporale (clicca per scaricare il libro in formato adobe pdf)