Maurizio Romanelli
L’ESTATE DELLA VITA

Per comprendere ed apprezzare nella sua piena consistenza la
vicenda poetica di Maurizio Romanelli, occorre dirigersi verso le
regioni atemporali dell’anima e sostarvi senza alcuna remora, senza
alcuna reticenza, lontani da quella ragnatela di comportamenti
stereotipati che ci comprimono e ci relegano, come anonimi e
spersonalizzati deambulanti, nel grottesco labirinto dell’esistenza.
La sua parola è viatico per chi cerca di conciliare il sogno con il
destino; e lo è in funzione di una analisi sincera, radicale e talvolta
persino spietata dei propri sentimenti, denudati con l’innocenza di
chi guarda al mondo nelle sue coordinate immutabili e
imprescindibili, tra le quali spicca senza dubbio quella dell’amore.
Nella devastante mercificazione dei rapporti interpersonali,
Romanelli – amalgamando, con sagace dosaggio, pensiero e
metafora – rivendica proprio all’amore il privilegio di condurre per
mano il cuore dell’uomo e renderlo consapevole di quanto sia
limitante la geometria glaciale dei gesti e delle azioni di tanti
individui preclusi e refrattari ad ogni accettabile forma di affetto, di
disponibilità e di intesa con il prossimo.
Con il suo trasparente sillabario di immagini, risolte con innegabile
eleganza formale e con altrettanto evidente efficacia lirica, Maurizio
Romanelli scandisce quello che da qualcuno è stato definito l’enorme
tempo, esce dagli orizzonti angusti dell’ovvietà spicciola e ci proietta
della magiche, segrete segnalazioni che – sole – hanno il dono di
riscattare l’uomo dalla aride, limitanti grettezze della banalità.
Anche per lui l’ignoto e l’incerto, il dubbio e l’attesa, l’illusione e la
sconfitta sono concime quotidiano nell’imprevedibile itinerario
terreno; ma egli vive le proprie stagioni con la vigile consapevolezza
che nel libro del destino è sempre ed unicamente l’uomo a
3
caratterizzare con l’inchiostro le amorfe, insignificanti, stereotipate
pagine bianche.
Quelle indecifrate, ma palpabili inquietudini, quelle dilacerazioni
emotive, quei sussulti fatti di slanci e di indugi rivelano in Romanelli
una cubatura poetica di grande spessore e ce lo additano come
creatore di un variegato mosaico di confluenze psicologiche, in una
cosmogonia di sinusoidi interiori che nella poesia è difficile spiegare
in termini di razionalità, ma è letificante, sublimante,
impagabilmente gratificante cogliere nella più intima e preziosa
essenza.


Giuseppe Nasillo



L'estate della vita (clicca per scaricare il libro in formato adobe pdf)